Libro I – Prologo

Tutto ebbe inizio nei primi decenni del ventunesimo secolo.

In tutto il mondo i potenti annaspavano per tenere sotto controllo le popolazioni che governavano. La spinta all’individualismo si stava facendo largo nelle masse e, man mano che si diffondeva, sempre più governi si trovarono costretti a emanare leggi che limitavano il loro stesso dominio.

Uomini carismatici cavalcarono l’onda aizzando le masse contro bersagli specifici, fin troppo spesso persone la cui unica colpa era stata quella di non aver soddisfatto le loro richieste o di non aver concesso loro dei favori. Visto il successo di costoro, il numero di delatori si moltiplicò molto in fretta, così come quello dei loro seguaci. Chiunque non avesse nulla da perdere trovava una guida perfetta in chi dimostrava più rabbia e più livore. Alcuni di questi agitatori raggiunsero posti di potere e, come è connaturato agli esseri umani, quanto più grande era il potere, tanto più intransigenti diventavano le richieste. Furono limitati i mezzi governativi capaci di introdursi nella sfera privata delle persone. Fu proibito intercettare comunicazioni private di qualsiasi genere. Questo ebbe l’effetto secondario di rendere impossibile indagare anche sui politici, in quanto bastava loro usare dispositivi privati per non essere spiati. A nessuno, però, importò, perché l’uomo sazio perde velocemente interesse in qualsiasi cosa, e non c’è nulla che sazi più della vittoria su qualcuno che è più potente o ricco. Fu posto un limite alla retribuzione di funzionari pubblici e i programmi di previdenza sociale vennero fissati a un livello unico per chiunque.

Sembrò in tutto e per tutto che l’uguaglianza potesse finalmente realizzarsi, benché imposta.

Straordinariamente, questa lotta per l’uguaglianza contro il potere, o la Grande Rivolta, come fu chiamata, fu il primo ideale condiviso in quasi tutti i Paesi del mondo. Anche in quelle Nazioni in cui i governi erano totalitari ci furono correnti sotterranee della Rivolta. L’umanità si trovava veramente unita per la prima volta proprio nella lotta contro i poteri costituiti. I primi Stati a finire in mano ai rivoltosi furono quelli europei. Il Vecchio Continente assomigliava sempre di più a un corpo malato, incapace di difendersi da ciò che lo affliggeva. La gente individuò la causa di questa situazione nelle persone che, da sole, possedevano, o controllavano, la quasi totalità delle ricchezze e delle risorse. Tumori, così li definì Jean Ludwig Falschin, uno dei più influenti pensatori tra i promotori della Rivolta. Infatti, egli teorizzava, non era naturale che pochi possedessero il tutto, e tutti gli altri possedessero il poco. Controllando tutte le risorse, continuava, pochi uomini tenevano il resto delle genti in uno stato di totale dipendenza, per nulla dissimile dalla schiavitù.

Le parole di Falschin, e di altri che la pensavano come lui, furono diffuse in tutta Europa a una velocità sorprendente. Ciò che determinò il loro successo fu la reazione dei potenti. Infatti, coloro che controllavano il denaro, il potere e i mezzi di informazione, la Triade Demoniaca nelle parole dei rivoltosi, provarono contrastare Falschin e i suoi iniziando col proscrivere i loro scritti. Li dichiararono nemici dell’umanità e tentarono di portare la gente dalla loro parte offrendo ricompense milionarie a chi consegnasse il cadavere di coloro i quali erano stati inseriti in una apposita lista diffusa quotidianamente su tutti i mezzi di informazione. Senza successo però.

Essere su quella lista presto divenne motivo di prestigio per i capi della rivolta che, a loro volta, stilarono una loro lista. Non fu offerta alcuna ricompensa, ma la cosa funzionò.

Gli assassini si moltiplicarono in tutto il mondo, assumendo ben presto i connotati di una immensa caccia all’uomo. I governanti furono tra le prime vittime. Spesso la tattica dei rivoltosi era semplicemente quella di minare gli edifici di governo per poi farli saltare in aria durante le sempre più frequenti riunioni d’emergenza. Interi parlamenti furono cancellati in una sola giornata. La stessa tattica fu adottata contro i centri dell’informazione, ma con minor successo. Contro coloro che controllavano il denaro furono impiegati attacchi informatici che culminarono nel giorno che passò alla storia come Azzeramento Europeo. L’attacco era stato preparato per mesi, in gran segreto. Nel giorno prescelto, hacker di tutto il globo penetrarono simultaneamente nei server di tutte le banche mondiali cancellando tutte le informazioni in essi contenute relative a conti europei. In pochi secondi capitali immensi sparirono nel nulla. Società fallirono, miliardari persero tutto, gli equilibri di potere di quella che era diventata una plutocrazia vennero distrutti con pochi semplici click. I pochi che tentarono di approfittare della situazione per arricchirsi furono scoperti e eliminati senza pietà. Quello che si voleva era cancellare le differenze, non sostituire un padrone con un altro.

Sorse una nuova alba e l’Europa era cambiata.

Con il più grande mercato mondiale azzerato il resto del mondo cadde in una spirale inarrestabile. Gli investimenti americani, russi e cinesi andarono in fumo, destabilizzando i tre governi più potenti del globo. Le accuse rimbalzarono sopra due oceani e il clima diplomatico continuava a diventare sempre più rovente. Fino al giorno in cui uno sconosciuto soldato americano prese la decisione che avrebbe cambiato il mondo.

Il 20 Luglio 2043, Leslie Jugist, un giovane pilota di droni americano stanziato nella base di Ramstein, l’ultima base europea che gli americani riuscivano ancora a difendere, fece decollare un bombardiere strategico NGB 2037 controllandolo da remoto. Il bombardiere portava nel vano bombe un ordigno nucleare strategico. Dopo poco più di tre ore il portello di carico si aprì e sganciò il suo carico di morte sul centro di Mosca.

La reazione dei russi fu tanto repentina quanto devastante. Da tempo i russi avevano approntato piani per una eventuale rappresaglia e i sottomarini nucleari erano quasi tutti in posizione quando arrivò l’ordine di eseguire l’Operazione пото́п. I loro strateghi, infatti, avevano compreso che bombardare le città nemiche avrebbe avuto un effetto limitato, visto che la dislocazione dei centri di comando nemici era segreta e di certo non si trovavano dove i russi avrebbero potuto colpirli facilmente. Quello che fecero fu indirizzare le loro armi nucleari tattiche su bersagli finti a venti chilometri dalla costa americana, in mare aperto. I terremoti causati dalle esplosioni prepararono la distruzione che fu completata dagli tsunami che spazzarono le città costiere impietosamente. In un solo colpo il morale degli americani venne spezzato completamente. Le acque dell’Atlantico e del Pacifico non portarono via solo le città, ma anche lo spirito di una Nazione.

La devastazione fu grande anche sulle coste degli altri continenti, ma gli attaccanti furono tra quelli che ne subirono di meno. Nonostante il successo nella strategia russa, ben presto la popolazione locale si rese conto che nell’attacco era stato impiegato l’intero arsenale missilistico e che, quindi, qualsiasi difesa della patria avrebbe richiesto il sacrificio di innumerevoli vite. La sollevazione partì meno velocemente che in altre parti del mondo, ma una volta acquisito slancio essa si propagò come un rullo compressore. Processi sommari ed esecuzioni immediate erano all’ordine del giorno.

Gli unici che riuscirono a contenere i danni furono i cinesi. Avevano subito delle perdite dovute alla rappresaglia russa, ma non ne erano usciti indeboliti. Dopo decenni di tensione con Stati Uniti e Russia, si trovarono a essere l’unica superpotenza mondiale. Tuttavia, la Grande Rivolta ebbe anche qui i suoi effetti, e la classe dirigente cinese preferì farsi da parte e collaborare, piuttosto che essere spazzata via dalla sete di sangue del popolo più numeroso sul pianeta. Paradossalmente, il governo che più di tutti gli altri aveva avuto un controllo assoluto sulle vite dei suoi cittadini, ora era l’unico a tentare di mettere in pratica i messaggi di uguaglianza di Falschin e Fù Zhì, capo carismatico cinese della Rivolta. L’intero arsenale militare cinese fu smantellato, sull’onda di un pacifismo di nuova concezione.

Dopo la cancellazione degli Stati Uniti d’America, il conflitto durò per dieci anni. Dieci lunghissimi anni che portarono alla devastazione la maggior parte del mondo tecnologicamente progredito. Le centrali elettriche furono tra i primi bersagli a essere colpiti, assieme ai centri di comunicazione. La rete di satelliti in orbita continuò a trasmettere i suoi messaggi verso il nulla planetario.

L’umanità era tecnologicamente regredita di un secolo in un decimo di quel tempo. Quando le ostilità ebbero termine, Falschin, Zhì e gli altri capi della Grande Rivolta collaborarono a riportare una forma di ordine nei rispettivi territori. La cosa, però, funzionò solo in parte.

La gente aveva sofferto troppo e aveva lottato troppo duramente per scuotersi di dosso il giogo di coloro che li sfruttavano e li dominavano, e nessuno era disposto ad accettare nuovi padroni, per quanto bene intenzionati potessero essere. La maggior parte dei capi della Rivolta, però, non riusciva a rendersene conto, e non sopravvisse alle proprie buone intenzioni.

Jude nacque nel 2123, e i settanta anni che lo dividevano dall’inizio dell’ultima guerra avevano trasformato un mondo, un tempo florido e ricco, in un campo di battaglia senza pietà. Le intenzioni dei rivoluzionari e gli alti ideali che avevano ispirato la Grande Rivolta avevano da tempo lasciato il posto a un sistema di anarchie, ciascuna con le sue peculiarità, gestite da gruppi chiamati Sindacati. Non esistevano più Stati nazionali, ma solamente aree di influenza più o meno sovrapposte.

In una di queste zone di sovrapposizione contesa tra i Trust Rotstark e Falschines, corrispondente più o meno a quello che un tempo era il Belgio, nacque e crebbe Jude.

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3 risposte a "Libro I – Prologo"

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